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Rilasciata prima beta delle API per il tracciamento dei COVID 19

Apple e Google rilasciano la prima beta delle API. Aggiunto un ulteriore protocollo per la sicurezza e la privacy.

Mentre in Italia l’app “Immuni” per il contact tracing è ancora un grandissimo punto di domanda, Apple e Google continuano nel loro progetto proponendo un sistema di tracciamento sempre più sicuro e stabile. Nella prima beta delle API si scopre un nuovo protocollo di sicurezza in più. Ulteriori info di seguito.

   

Coronavirus, Apple e Google aggiungono un nuovo protocollo di sicurezza al loro sistema di tracciamento.

Apple e Google, in un lavoro congiunto, hanno aggiunto un ulteriore livello di crittografia che rende ancor più difficile violare l’app per estrarre l’identità reale dell’utente. Vediamo brevemente in cosa consistono i protocolli di sicurezza e come funziona l’app per il tracciamento e monitoraggio dei contagiati.

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In sostanza, il primo protocollo prevede l’uso di tre chiavi crittografiche:

   
  • la prima chiave protegge l’identità del dispositivo;
  • la seconda, che fa riferimento alla prima, viene generata ogni giorno;
  • la terza è più un sistema di chiavi: ogni volta che si entra in contatto con un infetto o un non infetto, viene generato un codice.

Le chiavi non lasciano il dispositivo, a “muoversi” sarà solo il codice corrispondente al singolo contatto infetto insieme a tutti i codici che ha acquisito l’app negli ultimi 14 giorni. I codici corrispondenti ad un contatto infetto verranno caricati su un server che provvederà ad inviare a tutti gli smartphone (con installata l’app) l’elenco dei codici.

apple google coronavirus come funziona app immuni fase 2

Tramite questo sistema, l’app riconosce il proprio codice identificativo e invia una notifica all’utente per avvisarlo che nelle ultime due settimane è entrato in contatto con una persona risultata poi positiva al Covid-19.

Nota: Cliccando qui accedere al nostro articolo che spiega in modo chiaro e semplice il sistema di monitor di Apple e Google.

   

Cosa aggiunge il secondo protocollo di sicurezza

Il secondo protocollo aggiunge un livello di crittografia, sempre restando dentro al sistema “decentralizzato”, tramite una chiave randomizzata che non segue uno schema derivato dalle precedenti chiavi.

Cosa vuol dire questo? Che un hacker intenzionato a risalire alle identità delle persone (infette e non) dovrà armarsi di pazienza, intercettare e decriptare l’ultima chiave randomizzata e passare alla decodifica delle altre chiavi. Anche se dovesse riuscirci tutto quello che avrebbe in mano sarebbe solo l’ID del dispositivo non riconducibile all’identità reale.

Insomma, Apple e Google stanno lavorando ad un sistema “di ferro” che terrà al sicuro la privacy degli utenti e renderà la vita piuttosto complicata a tutti gli hacker intenzionati a forzare il sistema di contact tracing.

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